E’ pensiero comune che, una derattizzazione efficace, o debba avvalersi di sostanze chimiche o di trappole cruenti che adducano morte al topo.

Negli ultimi anni, però, l’interesse per le tematiche ambientali e la crescente ricerca nel campo delle derattizzazioni ha portato all’approfondimento della argomentazione ecologica in tema di derattizzazione e, tanto che oggi, possiamo assistere ad una nuova strategia derattizzante:derattizzazione ad ultrasuoni.

Come funziona?

La derattizzazione ad ultrasuoni si basa sulla generazione di suoni ad alta frequenza (20.000 – 90.000 Hz) mediante la collocazione di alcuni circuiti elettronici posizionati nell’ambiente da derattizzare.
Di fatto, topi e ratti non solo percepiscono i suoni con frequenza superiori a 25.000 Hz non udibili per gli essi umani, ma comunicano anche a queste frequenza molto elevate, inoltre la loro sopravvivenza, dipende dal loro udito.

La derattizzazione ad ultra suoni, interferendo nella loro soglia di frequenza crea in loro un disturbo tale da costringerli ad allontanarsi.
Agli effetti neurovegetativi degli ultrasuoni segue la derattizzazione dell’ambiente nel senso che, ratti e topi, stressati a livello fisico e stremati dallo shock, a tutela del propria sopravvivenza, si allontanano spontaneamente dagli ambienti oggetto di derattizzazione.

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